ELEZIONI REGIONALI IN LIGURIA: TORNA LA "SINISTRA RADICALE", DIVISA IN DUE LISTE CONTRAPPOSTE

 

Alle prossime elezioni regionali in Liguria, che si terranno il ventisette e ventotto ottobre, si presenta – dopo aver assurdamente saltato il giro in occasione delle consultazioni del 2020 – anche la così detta “sinistra radicale”: lo fa con una lista unica il cui logo contiene i simboli dei tre partiti che hanno deciso di farne parte: Partito Comunista Italiano (alla cui ostinazione nel porlo come conditio sine qua non dell’alleanza si deve la presenza dei simboli del lavoro), Potere al Popolo e Rifondazione.

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Tanto per dare l’idea della eterogeneità dei candidati di questo “triciclo” basta aggiungere che il candidato alla Presidenza della Giunta regionale è Nicola Rollando, un agricoltore di Sestri Levante, centro del comprensorio del Tigullio, che nel corso della sua militanza politica è stato anche membro del Partito Comunista dei Lavoratori, lasciato per entrare in Potere al Popolo.

Venendo al programma di questa coalizione occorre dire che esso – come capita quasi sempre, se non si pretende di leggerlo con gli occhi di comunisti rivoluzionari, ma ci si limita a giudicarlo per quello che è, ossia un programma riformista – è assai condivisibile; questo, naturalmente, non significa che abbiamo identità assoluta di vedute: basta leggere il paragrafo sulle infrastrutture per capirlo.

A pagina diciannove dello scritto si può leggere: «non condividiamo (…) le piattaforme logistiche, quali il nodo ferroviario di Genova così come proposto nel progetto delle ferrovie dello stato italiane»; tale riorganizzazione del servizio su ferro è – ma, visto come si sono messe le cose, sarebbe più appropriato dire “era” – stato cucito su misura per far digerire alla popolazione il Terzo Valico ferroviario dei Giovi.

Essendo quest’ultimo ormai fermo da tempo, e con prospettive a dir poco incerte, è del tutto pacifico che Rete Ferroviaria Italiana – la società di Ferrovie dello Stato che si occupa delle infrastrutture – dovrà rivedere il progetto riguardante l’altro che a questo punto non ha più alcun senso collegare alla costruzione di un’opera che non si sa quando e se mai riprenderà il suo iter.

Di conseguenza anche i partiti politici dovranno rivedere la propria strategia, rinunciando a sostenere quelle balle spaziali – quali il viaggio Genova-Milano in un’ora – utilizzate per carpire la fiducia dei cittadini e convincerli che sarebbe stato giusto investire sei miliardi e trecento milioni di Euro in una ferrovia di cinquantatré chilometri: soprattutto perché, nel frattempo, i miliardi sono diventati sette, ed in teoria si è arrivati al tetto massimo erogabile stabilito.

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Non molto dissimile deve essere il giudizio sull’altra lista della “sinistra radicale”: quella che ha come ragione sociale “Uniti per la Costituzione”, schiera – come candidato alla poltrona più alta dell’assemblea di via Fieschi 15 – Nicola Morra, ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ed ha come principale esponente Mattia Crucioli, consigliere comunale a Genova.

In questo caso, almeno a giudicare dalla lettura della proposta su cui viene chiesto di far convergere il maggior numero possibile di preferenze, la priorità assoluta di lotta è rappresentata dal deciso contrasto alle politiche di guerra portate avanti da ambedue gli schieramenti maggiori: la Regione Liguria deve schierarsi contro il traffico di armi nei suoi porti, e per la riconversione delle industrie belliche.

Infine, come non concordare con lo scritto quando si propugna la totale rivalutazione del sistema delle così dette “grandi opere” «in corso di realizzazione o progettazione» perché «la più grande opera è far funzionare perfettamente ciò che già c’è»: altolà agli sprechi di denaro pubblico per infrastrutture di acclarata inutilità che servono solo ad ingrassare le tasche dei padroni che le realizzano.

 

Bosio (Al), 21 ottobre 2024

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

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